HAVE YOU SEEN THE ROSES?
Le mille facce di Roger “Syd” Barrett
"Have you seen the roses? There's a whole lot of colours." -
Paolo Giordano & Silly Crime insieme al quartetto d'archi All 4 Syd.
Il progetto si snoda attraverso la narrazione musical-letteraria della vita e dell'arte di uno degli ultimi, veri “maledetti”, chitarrista, cantante, mente e poi convitato di pietra del grande mito popolare della band inglese dei Pink Floyd.
Nell'estate del 2006 è infatti venuto a mancare a Cambridge in Inghilterra, dopo decenni di reclusione volontaria, il fondatore e primo sacerdote della band, Roger Keith Barrett, a tutti noto come Syd.
Personaggio carismatico ed estremo, Barrett, dopo aver portato la band al successo con i primi singoli Arnold Layne e See Emily Play, diede avvio al fenomeno della psichedelia con “The Piper at the Gates of Dawn”, primo album della band i cui brani Interstellar Overdrive e Astronomy Domine sono veri e propri manifesti del rock caleidoscopico dell'epoca.
Autore di tutte le canzoni del primo lavoro salvo la meno nobile, chitarrista, cantante, persino grafico del disco, Syd purtroppo si fa ben presto travolgere dalla pressione, lascia che le droghe prendano il sopravvento e scompare con la rapidità di una stupefacente meteora, lasciando i compagni di strada alla loro leggenda ancora da scrivere.
Prova in seguito a rientrare nel '69 e l'anno successivo con due album che non hanno fortuna - anche per via delle condizioni di salute in cui Syd si trova al momento della loro realizzazione – ma che contengono fantastiche gemme nascoste in arrangiamenti sbrigativi e poco curati.
Poi più niente, e, dopo le necessarie cure, una vita dedicata alla pittura nel silenzio della sua villetta ai bordi di Cambridge.
La lettura critica e la rivisitazione entusiastica dei suoi brani più memorabili da parte di uno dei più talentuosi chitarristi italiani, PAOLO GIORDANO, collaboratore di artisti come Dalla e Antonacci, e di una magnifica band – SILLY CRIME - ci inducono a guardare allo sforzo solista di Barrett con mantalità aperta e con spirito d'avventura e a farci coinvolgere dai testi, dalle melodie e dalle intuizioni armoniche di questo grande artista uscito così prematuramente di scena.
La band base del progetto Silly Crime è formata da eccellenti musicisti, con la base ritmica formata dal batterista Andrea Martella e dal bassista Michelangelo Brandimarte che ha suonato nel disco (mentre nei live la band si serve del talento di Giuliano De Leonardis ), il tastierista Lucio D'Alessandro, la cantante americana Jackie Perkins ed un magnifico quartetto d'archi.
Nell'album “HAVE YOU SEEN THE ROSES?” suonano inoltre personaggi di grande levatura internazionale come il bassista MICHAEL MANRING (ex Montreux Band) ed i chitarristi elettrici FRANK GAMBALE (collaboratore storico di Miles Davis), il canadese MICHEL CUSSON (leader dei gloriosi UZEB) ed il noto produttore e straordinario musicista MASSIMO VARINI.
Nei live le parti musicali sono intervallati da una lettura teatrale e gestuale dei testi barrettiani ed accompagnate da uno speciale video che ripercorre le tappe della carriera e della vita di Syd.
Nei due concerti di presentazione del progetto sono già intervenuti i prestigiosi giornalisti musicali MASSIMO COTTO e DARIO SALVATORI.
PAOLO GIORDANO & SILLY CRIME
suonano la musica di Roger Keith Barrett detto “Syd”
HAVE YOU SEEN THE ROSES?
Il percorso di Syd Barrett è di quelli che si interrompono come davanti al muso di un tir, troppo pedale sull'acceleratore e l'inevitabile schianto nel buio.
Quando Syd esce dai Pink Floyd infatti, l'iconografia classica vuole che l'uomo sia completamente a pezzi, ebbro di tutto il pillolame e gli acidi che il beat londinese può offrire, incapace persino di esprimere due accordi in sequenza o di esprimersi in modo coerente.
Artista dalla curiosità quasi carrolliana, cerca la chiave delle cose senza calcoli, lanciandosi a capofitto nella sperimentazione di sé.
E' questa la psichedelia, signori, non c'è limite ai colori ed è così che il caleidoscopio ha un senso. Però Syd ci resta sotto, ed i suoi compagni dei Floyd invece no.
Quando Barrett resta da solo, Emi gli mette a disposizione un produttore (anzi, ben due), un numero consistente di ore di studio nella la mitica sala B di Abbey Road e vengono chiamati persino i Soft Machine a fargli da spalla nelle sovraincisioni.
Quando Paolo ed io decidemmo di realizzare questo disco, fu subito implicita l'impossibilità di dedicarsi all'opera solista di Barrett con le modalità tipiche di chi realizza delle cover songs.
In moltissimi dei brani scelti per questo album infatti (tratti soprattutto dai due dischi solisti realizzati tra il ‘68 ed il ‘70, The Madcap Laughs e Syd Barrett, singoli storici come See Emily Play ed Arnold Layne a parte), la stesura arrangiativa originale non poteva essere presa in considerazione neanche come punto di partenza, viste le sue caratteristiche e tutti i problemi che a suo tempo avevano accompagnato la registrazione delle canzoni del suo periodo postband.
La nostra intenzione principale è stata fin dall'inizio quella di mettere in rilievo - a modo nostro - il talento del Syd compositore e poeta, nient'altro.
L’esplicito accantonamento delle improvvisazioni che negli originali si alternano al nucleo di ogni brano o la loro radicale rivisitazione dunque va letta come il tentativo di rileggere solo le parti essenziali e meno soggette all'usura del tempo dell'opera di Barrett.
L'artista ha certamente dato un contributo non indifferente al movimento psichedelico della fine dei sessanta, e ci sono molti musicisti che nelle loro rivisitazioni si sono resi interpreti - ed in modo notevole - di questo specifico aspetto.
Proprio per questo però non ci è sembrato che un approccio purista al suo lavoro potesse aggiungere alcunché e così la nostra lettura va in una direzione diversa.
Ci siamo concentrati sui temi di questo personaggio straordinario, e senza timore di scivolare nell'iconoclastia, abbiamo "giocato" con le sue melodie e le sue sequenze armoniche abbastanza liberamente, con quello spirito po' sperimentale tipico dell’epoca in cui questi pezzi furono scritti e prodotti.
Non ce ne vogliano dunque i fans di lungo corso, è ovvio che con tutte le imperfezioni tecniche che ci sono i dischi di Syd sono inarrivabili e la loro magia è unica.
Proprio per questo però guardare alle cose di Syd in modo aperto ci porta a scoprire alcune nuances delle sue composizioni con l'emozione di chi ascolta queste canzoni per la prima volta. Ed è esattamente quello che è successo a noi.
Stefano Severini
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